Su Inc di questo mese, Joel Spolsky parla della sua nuova startup stackoverflow.com: si tratta di un sito di Q&A per programmatori, un incrocio tra Yahoo Answers, Digg e Wikipedia. Il programmatore fa una domanda e gli altri rispondono. Tutti possono aggiornare e modificate le Q&A, e le risposte giuste sono votate e messe in evidenza. Stack Overflow è libero e gratuito, non richiede nemmeno la registrazione. Si pone in diretta concorrenza con Experts Exchange, che è a pagamento (anche se c'è il trucco ;-).
L'idea è buona, il meccanismo funziona, e dopo 2 mesi di vita Stack Overflow è già un successo: 80.000 unici e 755.000 view al giorno. Spesso quando ho un problema tecnico, invece di cercare su Google,
preferisco inviare la domanda al sito: ottengo la soluzione -
gratis - in meno di 20 minuti.
Come è stato possibile un successo così rapido? Quanti investimenti ci sono stati?
Iniziamo col dire che nel settore IT i blog dei fondatori Joel Spolsky e Jeff Atwood sono molto famosi e sono seguiti da centinaia di migliaia di lettori. I due hanno parlato del loro progetto fin dall'inizio, e i lettori hanno potuto seguire e partecipare a tutte le fasi della venture: il nome del sito, ad esempio, è stato scelto con un sondaggio. I due popolari blog hanno portato velocemente e a costo 0 la massa critica di utenti necessaria a far funzionare il sito autonomamente.
Inoltre, grazie alla bravura dei programmatori, il sito costa poche centinaia di dollari al mese e per adesso è autofinanziato. Per la cronaca, non è un caso che la competenza informatica si traduca in un enorme vantaggio economico per una startup (vedi PlentyOfFish). Ed è anche vero che a volte si fa prima a lanciare in proprio un sito e vedere se funziona piuttosto che fare analisi e cercare i VC (vedi Truemors).
Tornando all'interessante articolo The Unproven Path, Joel ammette di aver creato Stack Overflow "incoscientemente", ignorando le sue famose regole per fare business nell'IT. Ad esempio, non ha seguito un iter formale di progettazione e test del software, e ha lavorato con un team a distanza anche se lo aveva sempre sconsigliato ai suoi clienti.
Ma c'è un errore (come lo definisce Joel) che mi ha colpito in particolare: Stack Overflow non ha un modello di business ancora definito. Secondo quanto afferma l'autore, l'obiettivo è attirare utenti, a come monetizzarli penserà più avanti.
Joel e compari hanno promesso che il sito sarà per sempre gratuito e senza ad troppo invadenti.
Detto tra noi, non credo che Joel abbia trascurato il business
model. Semplicemente preferisce non scoprire le carte, per (a) fare notizia e (b) attirare gli amanti del 100% free (tra cui gli insoddisfatti di Experts Exchange). In fondo già adesso qualche timido bannerino c'è, e probabilmente copre già i costi. Staremo a vedere ;-)
Il messaggio di fondo è che alcuni progetti hanno bisogno di più libertà: nel Web 2.0 avere meno vincoli (e più bug :-) può essere fondamentale per concretizzare l'idea nel minor tempo possibile (execution). Senza esagerare in stile annni 2000. E' chiaro che questo approccio non funzionerebbe con una startup con più dipendenti, con una infrastruttura hardware/software più complessa, con target non di nicchia, ecc.
Di sicuro l'articolo di Joel fa riflettere: tu che ne pensi? Sei affascinato o perplesso dalla sua strategia?
Figuriamoci se posso insegnare il Web 2.0 a suon di definizioni e slide! Per il corso abbiamo un nostro social network dedicato :-) da studiare e promuovere: youpi.it (dove PI sta per la sigla di Pisa).
L'idea di fare un social network vero da studiare all'università mi è venuta in Agosto, mentre ero in partenza per le vacanze. Che io sappia una cosa del genere non è mai stata fatta. Rientrato, ho pensato ad un brand e al suo posizionamento, e ho implementato il sito con Ning. Una corsa contro il tempo, tutto doveva essere funzionante entro pochi giorni. Le poche spese per i servizi premium di Ning le ha sostenute Tailmedia, anche se non è chiaro se il progetto avrà un futuro commerciale al di fuori dell'esperimento accademico.
Youpi fino ad oggi non è stato pubblicizzato su Internet: tutte le attività che si vedono e i 200 iscritti sono il frutto del passaparola diretto. Che è arrivato pure ai giornali, quindi evidentemente funziona :-) Nelle prime settimane abbiamo evitato il Web e usato anche alcuni volantini in luoghi strategici. Non ne ho
parlato sul blog, per non portare extra traffico che disturbasse i dati
dell'esperimento. Ma ormai è inevitabile :-) L'attacco digitale inizia oggi 20 ottobre, con una pagina su Facebook e gli studenti che finalmente possono parlarne sui blog.
Per cercare di preservare al massimo la bontà dei dati, non ho detto che Youpi era stato realizzato dal sottoscritto, per evitare che gli studenti partecipassero solo per compiacere il prof. Ho comunicato che c'era una collborazione col titolare del sito :-) Youpi non fa nemmeno parte del programma d'esame, è solo una "esercitazione". Volevo che la partecipazione iniziale fosse guidata prevalentemente dall'interesse reale. E dato che diversi studenti non si sono iscritti credo sia stato così.
Prima di ogni lezione dedichiamo 5 minuti a Youpi, analizzando i risultati, dandoci degli obiettivi per la settimana, modificando la strategia. Usiamo il forum per coordinarci anche dopo la lezione. Gli studenti sono entusiasti, e devo dire molto bravi. Sono stati guidati sulle scelte di base, ma è tutta farina del loro sacco (il brainstorming nel forum è veramente interessante).
Portare un utente generico, giovane, senza budget pubblicitario (!), su un network nuovo non è affatto facile. Soprattutto quando ormai è abituato al colosso Facebook "dove trovi tutto e tutti". Ma con alcuni fattori di differenziazione azzeccati ci stanno riuscendo. Ne sono orgoglioso. E' emozionante.
Stiamo analizzando gli errori, i successi, le risposte ai vari stimoli, e continueremo a farlo per qualche settimana. Verso fine novembre terrò le lezioni dedicate al Web 2.0/Enterprise 2.0, e a quel punto avremo un po' di materiale da analizzare e una esperienza concreta alle spalle. Come potete immaginare, non vedo l'ora di pubblicare un articolo dettagliato con lo studio scientifico del caso. Stay tuned!
Spiegamelo e lo dimenticherò.
Mostramelo e lo ricorderò.
Coinvolgimi e lo imparerò.
(Proverbio cinese)
Qualche giorno fa, appena entrato in laboratorio PC per la lezione, ho dato uno sguardo ai monitor: praticamente tutti gli studenti (più di 50) erano su Facebook, chattando, aggiornando lo status, rispondendo ai messaggi e così via. E io che credevo di essere geek a controllare GMail prima di iniziare a spiegare! Sono rimasto un po' stupito, anche se la cosa non dovrebbe sorprendermi.
Tra l'altro, proprio in queste settimane, Facebook ha avuto una impressionante impennata di traffico in Italia. E, non so quanto siano correlate le cose, giornali e telegiornali hanno improvvisamente iniziato a sfornare articoli e servizi su questo "nuovo mondo" chiamato Facebook.
Come molti di voi sanno, insegno alla Facoltà di Economia dell'Università di Pisa. Ieri è iniziato l'anno accademico e con esso il mio corso "Strumenti per il trattamento delle Informazioni Aziendali", dove si parla delle tecnologie ICT applicate ai processi aziendali: database, Business Intelligence, CRM, ERP, ecc. Le lezioni sono seguite dagli studenti delle Lauree Specialistiche in "Consulenza professionale alle Aziende" e "Management & Controllo".
Da quest'anno alcune lezioni saranno dedicate - udite udite - al Web 2.0 e all'Enterprise 2.0. E' una grande soddisfazione essere tra i primi a portare in aula questi
argomenti: per quanto ne so, in Italia i corsi universitari sul Web 2.0 sono pochissimi. Ma ormai i tempi sono maturi, si vedono già alcune tesi sull'argomento.
Per preparare le lezioni ho chiesto aiuto a Emanuele Quintarelli, Luca Conti e Massimo Giordani, che già insegnano (o insegneranno a breve) Web 2.0/Enterprise 2.0 all'Università. Il taglio sarà introduttivo e divulgativo, quindi come testo di riferimento ho scelto Web 2.0. Non ho scomodato altri libri in lingua inglese, eventualmente integrerò con un po' di slide. Impresa 4.0 non era ancora pubblicato quando ho consegnato il programma, ma attingerò sicuramente.
Sarà emozionante parlare agli studenti - futuri manager o consulenti - di questi argomenti. Luigi (Yooplus) mi ha confermato che l'Enterprise 2.0 la capiscono meglio loro che i manager attuali ;-)
Speriamo che questa iniziativa sia apprezzata, vi terrò aggiornati. Nel frattempo... oltre a quelli citati, conoscete altri corsi (Lauree o Master) su Web/Enterprise 2.0? Mi piacerebbe fare un piccolo sondaggio, lasciate un commento...
Sul quotidiano il Firenze di oggi c'è un articolo (ripreso pure in prima pagina!) di Michele Fioraso che parla di LinkedIN e dei business social network come MilanIN e FlorenceIN. Tra le righe c'è un piccolo mio intervento.
Leggi articolo
Arrivano le prime storie di successo di AppStore: il videogioco Trism ha fatto guadagnare al suo autore Steve Demeter 250.000$ in due mesi. Considerato che Steve ha sviluppato il gioco da solo, il caso è di quelli che fa notizia (grazie a Marco per la segnalazione). A questo ritmo, guadagnerà 1.5 milioni di dollari a fine 2008.
Trism è riuscito a risalire la coda lunga di AppStore - che permette a tutti gli sviluppatori di fare comunque qualche soldo - ed è diventato una hit. Da quello che si legge, Trism è very addicting, quindi ottimo per favorire il passaparola tra gli utenti. E' un gioco stile Tetris che sfrutta bene le potenzialità dell'iPhone, come l'accelerometro:
Il bello è che inizialmente Trism era free: prima dell'apertura di AppStore, Steve lo aveva pubblicato gratuitamente su Jailbreak. Suuccessivamente ha intuito il business e lo ha messo subito in vendita a 5$. Essere stato tra i primi a vendere software su AppStore è stato un enorme vantaggio: più passa il tempo e più ci sarà concorrenza.
Quello di Steve è probabilmente un caso estremo, dovuto anche ad un timing fortuito. Ma ci sono già altri casi simili.
Insomma, come per il caso PlentyOfFish, uno sviluppatore - da solo - ce l'ha fatta. Copio e incollo quanto ho già detto: "Ottimo esempio di creativita', eccellenza tecnica e capacita' imprenditoriale. E, grazie alla meritocrazia di Internet e dei nuovi modelli di business, Markus [in questo caso Steve nda] ha monetizzato la sua bravura. E come lui lo possono fare altre persone (veramente) in gamba."
Il Web ha premiato il puro talento, senza guardare a sesso, età, razza, religione o status sociale. (musica di Rocky e applausi finali :-)
Il lancio di FlorenceIN è stato un successo: ottimi interventi, sala stracolma, "cocktail di networking" piacevolissimo (vedi reportage foto). Ho stretto molti contatti interessanti, ovviamente già inclusi nel mio network LinkedIN :-)
Chi era interessato ma non ha potuto partecipare può trovare sul canale FlorenceIN di YouTube alcuni video. Ecco il primo, dove parlo del Web 2.0:
Tra i partecipanti nasceranno rapporti di amicizia o lavoro, ma senza il Web (2.0) forse non si sarebbero mai incontrati. Nel mondo reale la maggior parte delle relazioni tra persone sono nascoste: magari il mio prossimo cliente è un amico di un mio amico, ma non lo so. I social network online abbattono i limiti spazio temporali e ci aiutano a trovare lavoro, amici, amori, nuovi interessi, nuovi luoghi.
Il passo successivo introdotto dai ClubIN (MilanIN, FlorenceIN e presto molti altri) è quello dei materializzare nella realtà i (business) network che si creano online, in modo da ottenere il meglio dei due mondi: perché, come potete ben immaginare, non esiste social network virtuale che possa sostituire l’esperienza di un vero incontro come quello di lunedì.
Colgo l'occasione per ringraziare Laura, lo staff e ovviamente il pubblico per la splendida serata. Alla prossima!
PS: ehm avrò esagerato? :-D [dal blog di CagliariIN] "[...] il tutto condito dall’esilarante chairmanship di Alberto ‘Albert’ Falossi, che
ha condotto con brio la serata, un vero anchorman!"
Comprare una TV da 42'' o una Porsche Boxster con qualche euro su un'asta al ribasso (AsteClick, BidPlaza, YouBid o simili) può sembrare realisticamente possibile.
Navigando in rete, ho trovato questa ricerca di Piero Tofy che rovina un po' i vostri (ehm... nostri :-) sogni. Secondo Piero:
Esistono giocatori "professionisti" su siti come BidPlaza che - matematicamente - escludono quasi interamente i giocatori occasionali dalla possibilità di vincere. Al momento in cui scrivo, un iPod Touch 16 GB su Bidplaza è venduto al prezzo medio ponderato di 1,87 euro e coprendo tutte le offerte comprese tra 1,00 euro e 2,00 euro l'autore ha probabilità 1/2 di aggiudicarsi l'oggetto. [...] Tenendo conto che su Bidplaza esiste più di uno di questi giocatori (il che non esclude nemmeno il fatto che si mettano d'accordo, ma questa è solo un'ipotesi) [...] è possibile vincere su questo sito oppure no? La risposta varia a seconda della vostra disponibilità di denaro:
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Se volete tentare la fortuna di tanto in tanto facendo 1 o 2 offerte per oggetto NON puntate mai su beni di alto valore come auto, TV, cellulari o qualsivoglia oggetto di valore superiore ai 100-200 euro.
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Se avete grandi quantità di denaro e siete disposti a rischiarli, con un po' di accuratezza nella scelta delle offerte e con una buona dose di fortuna potete mirare a puntare su beni di maggior valore.
[leggi tutto l'articolo]
Piero ha analizzato statisticamente lo storico delle aste e ne ha tratto le conclusioni di cui sopra. Mi sembrano verosimili, in effetti la tecnica che illustra ha molto senso. Non ho dati disponibili per approfondire e non ho la possibilità di parlarne con i responsabili di questi siti per avere il contraddittorio.
Non deve però stupire il fatto in sé: in fondo, anche su eBay gli utenti "professionisti" hanno (quasi) sempre vinto a colpi di sniping. L'effetto su eBay si diluisce perchè ci sono milioni di oggetti in vendita ogni giorno e la probabilità di trovare un'asta senza furbetti è alta. Nelle aste al ribasso invece ci sono poche decine di oggetti per volta (!), quindi tutti guardano gli stessi oggetti. Per mitigare il fenomeno i siti di aste al ribasso potrebbero aumentare gli oggetti in vendita contemporaneamente, oppure consentire solo la puntata a valore singolo (es. 0.05 cent) e non a intervallo (da 0.05 a 0.50 cent).
A luglio sembrava impossibile un ritorno del petrolio sotto i 100$ in soli 2 mesi. Eppure è proprio quello che è accaduto. Curioso notare che è andata praticamente come aveva detto BorsaProf.it e come avevo riportato in un post di luglio.
Ma... i prezzi della benzina?
Il post di Luisa e il commento di Maurizio mi ricordano :-) che su Internet Magazine di questo mese si parla di Web Writing. L'articolo è una "intervista tripla" a Luisa Carrada, me e Maurizio Barbarisi "Briciolanellatte".
E' un onore condividere la rubrica con due miti della comunicazione :-)
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